L’ultimo poeta del sogno…

ARRIVEDERCI , GIUSEPPE PEDERIALI !                                    Di Daniele Rubboli

Incassavo, autentico pugno allo stomaco, la notizia della tua morte, guidando poco dopo Bolzano verso Milano. I cellulari sono implacabili nel bene e nel male.

E subito mi è saltata addosso Violetta Valery che si spegne nella squallida solitudine ( secondo Verdi) o nel silenzio tetro ma ancora perfettamente arredato ( secondo Dumas figlio ) del suo appartamento parigino, mentre dalla strada arrivavano i canti del Carnevale. “ Largo al quadrupede / Sir della festa / di fiori e pampini / cinta la testa… “ . E il Carnevale meneghino ha impazzato intorno all’ Ospedale Fatebenefratelli, dove ha combattuto regalando speranza a chi ti ama. La Letteratura italiana resta orfana dell’ultimo poeta del sogno, del suo inimitabile giocoliere di eterne “fole” alle quali ha saputo donare la nobiltà del possibile. Finale Emilia , amore che abbiamo assieme condiviso,  perde la sua ultima “penna”. Dopo quelle di Clemente Coen e di Piero Gigli, ora è a rischio di silenzio. Un silenzio che tu hai rotto nel 1965 , quando hai vinto il Premio Sarzana, con il racconto “ La resistenza e le nuove generazioni . E fu la prima pietra di un destino che ci avrebbe avvicinato. Anch’io a Sarzana, dall’Editore Carpena (1972) , pubblicai  il mio primo romanzo, “ Il resto di Claudio”. Ci siamo incontrati la prima volta alla Gazzetta di Modena, nella redazione di Piazza Mazzini. Era l’inizio di marzo 1966 e sei venuto a dirmi “grazie” per la recensione del tuo minuscolo libro “L’ex baleniera” L.500, edito dal trimestrale “Quartiere” . Un quaderno per nuovi poeti, nato come me nel 1944, a Milano, dove tu allora lavoravi come programmatore di calcolatori elettronici. In quella “ baleniera” – nave in realtà della Marina Militare, che da La Spezia portava merci per il Mediterraneo – confessavi l’esperienza di sei anni di navigazione, dopo aver deciso che il Panaro, per te, non aveva acqua a sufficienza. Non era un racconto di eroi. Parlavi di giovani uomini affascinati dal mare e dagli orizzonti che offrivano pensieri di libertà. Diventammo amici per quella pubblicazione che si concludeva con … “ Il faro della Maddalena, isola dal bel nome di una prostituta, attrae nel fascio di luce gialla – vortice coricato sulle onde – la nave che risponde  con la sirena”. Ti ho ritrovato a Milano, dopo il mio sbarco nel 1980, nella redazione di una editrice di fumetti e grazie a te nell’ottobre del 1082  pubblicai la mia storia di Verdi a fumetti. “Si intitolava Giuseppe Verdi, la vita, gli amori, le opere” con la splendida copertina di Roberto Molino . Di te ho collezionato ogni pubblicazione, anche quelle che oggi nessuno più ricorda, come “ Venivano dalle stelle” , edito nel 1074 da Campironi, insolito romanzo quasi terrificante, di profumo gotico misto. Misto a quello dei tortellini in brodo di vero cappone, con gli UFO che sorvolavano l’Alberone, frazione di 600 abitanti, nel comune di Cento, a pochi chilometri da Finale Emilia. Del 1977 è invece il grosso volume pubblicato da Rusconi, nella collana per ragazzi Cronolibri : “ Due milioni di anni fa”. Un’avventura degli uomini della preistoria che invita i più giovani alla lettura. Con queste storie, Caro Giuseppe, e con altre ancora come “ Le porte del tempo”, sempre per ragazzi, o il giallo “ Povero assassino” e anche “ La grande mamma” , affilavi la matita che sarebbe esplosa nella magnifica saga della mitologia padana. Una prima possente identità alla tua poetica. Le invenzioni più recenti, dalla poliziotta Camilla  al “Ponte delle sirenette”  , le ricordano tutti e sono citate dai colleghi della stampa che, in questi giorni, ti hanno con affetto ospitato nelle loro cronache. Tra noi , più privatamente, resta un librino del 1995,che hai scritto per Arnoldo Mondadori Scuola. E lo tengo caro. Una storia vera intitolata “ Finalmente si balla”. Uno strano omaggio alla tua Finale, dove le bombe non risparmiano neppure la vecchia balera. Ed i ragazzi cha hanno imparato a far musica non sanno più cosa fare. E che cosa fare se lo chiede anche Caterina Guzzinati che, avendo mangiato tutte le galline del pollaio, sa bene che il bell’uovo che prova quel mattino non può che essere dell’unico pennuto sopravvissuto, il gallo.

Ciao Giuseppe. Se ad aspettarti hai trovato “ La Compagnia della Selva Bella ” e con loro una vecchia  Palpastria, fatti raccontare nuove fole. Così quando ci ritroviamo, mi divertirò ancora ad ascoltarti. Arrivederci.

Milano, 4 marzo 2013

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